H 2 H-O-T

EQUILIBRIO TRA UOMO ENATURA

22 aprile 2006

H 2 H-O-T

*James BURTON condannato ad un anno di prigione e alla confisca di tutti i beni, per aver coltivato e fumato marijuana a scopi terapeutici (è affetto da glaucoma) è fuggito in Olanda dove, insieme ad altri americani in esilio per gli stessi motivi, fonda nel 1993 l¹Institute of Medical Marijuana.

QUANTO ? di James Burton* Il dottor Fine disse: “Ragazzo, tu hai un male molto grave, che si chiama glaucoma. La tua vista ha già subito una quantità di danni e...” Colpito dalla mia immediatezza, rispose a tono: “Nella migliore delle ipotesi, potrai vedere ancora per tre, magari cinque anni. Hai perso la maggior parte delle capacità visive da entrambi gli occhi. Il tuo occhio destro non ha visione centrale, visione per la lettura, niente. Nell¹occhio sinistro hai solo una piccola isola di tessuto sano. E’ per questo che riesci a leggere. La pressione in entrambi gli occhi è sopra i quaranta. Dovrebbe essere sotto i venti. Sei in un guaio molto, molto serio. Diventerai cieco”. La chirurgia era pericolosa spedialmente per qualcuno che,come me, avesse subito un danno già tanto avanzato. C¹erano buone probabilità che la chirurgia avrebbe distrutto i piccoli frammenti di tessuto ottico sano che ancora mi rimanevano. “Mi dispiace, ragazzo. Faremo del nostro meglio, ma non possiamo fare meglio. Diventerai cieco”. Sembrava logorato. Il dottor Fine mi somministrò della pilocarpina in entrambi gli occhi, mi prese per le spalle, mi chiese se stavo bene, mi diede una pacca sulla schiena e mi fece uscire accompagnato dalle fatidiche parole: “Vivi la tua vita come hai sempre fatto...” I pazienti sanno bene come finisce questa temuta frase “...perché non potrai farlo ancora per molto tempo”. Complessivamente scosso da quell’ incontro ricco di cattivi auspici per il futuro della mia vita, scesi vagando fino al piano terra, salii sul mio taxi e mi accorsi che non riuscivo a vedere al di là del cruscotto. La pilocarpina, un miotico, provoca una forte miopia momentanea. Guidai nel traffico cittadino dell¹ora di punta basandomi sulla memoria e sul riverbero della luce del sole sulle auto davanti a me. Non tenni conto di quell¹invito esplicito a cadere in una depressione che mi avrebbe debilitato. Riuscivo ancora a godermi dolcemente tutte le tinte e le tonalità della natura. Finché, naturalmente, non mi mettevo negli occhi la mia Pilo (pilocarpina), che mi era stata prescritta di recente e che riduceva in breve tempo la mia visuale a rimasugli di forma mal definita. Il mio primo contatto con il mondo straordinariamente contorto della farmacologia contro il glaucoma. Il tentativo di preservare la vista per via medica, impiegando farmaci che inducono una cecità funzionale, origina quella che i medici chiamano sdegnosamente ‘mancanza di collaborazione da parte del paziente’. Vale a dire che se ci tenevo molto a vedere un film, smettevo di prendere la Pilo, mi scrollavo di dosso la miopia causata dal farmaco e mi godevo il film. Perderai anche un po’ della tua vista, ma almeno sei al cinema. Il glaucoma e la sua terapia mi introdussero in un altro ordine di grandezza e ben più drammatiche. La Pilo e la guida non vanno d¹accordo. Entro una settimana dalla diagnosi avevo perso il mio taxi e il mio lavoro. Giudicato ‘disabile’, approdai all’ assistenza sociale, una tutela inattesa da parte dello Stato. Stava diventando una cosa molto seria. A distanza di settimane dalla diagnosi la mia prescrizione di Pilo raddoppiò, raddoppiò ancora, triplicò, quadruplicò. A distanza di mesi si aggiunse l¹epinefrina. L¹Epi mi faceva battere forte il cuore e faceva dilatare le pupille, lasciando entrare un tal flusso di fotoni che avevo la sensazione di annegare nella luce. Poi venne il Diamox (un inibitore della anidrasi carbonica), una pillola, un diuretico. Una pena tremenda. Tutti i sapori ne venivano alterati. Alla fine, vista la situazione disperata, anche lo ioduro di fosfolina, un collirio ricavato da un gas nervino della Seconda guerra mondiale, fu aggiunto al miscuglio. Questo bombardamento farmaceutico mi lasciò con gli occhi offuscati, disfunzionalmente miope, fotofobico, estremamente fiacco e con un dolore cronico alla schiena (per la calcificazione dei reni). I rigorosi controlli medici sulla mia elevata pressione intraoculare (IOP), tuttavia, rimanevano ambigui. La rapida escalation del mio consumo di farmaci tossici fu sorpassata dal carattere dinamico del mio glaucoma. I campi visivi contin uavano a restringersi. Nonostante usassi tutti gli agenti farmaceutici disponibili, le mie serate erano sistematicamente visitate dagli aloni tricolori, il segnale di una pressione oculare al di sopra di 35mm Hg (millimetri di mercurio). Alle volte gli aloni si presentavano in sordina. Altre sere apparivano come duri anelli di cristallo che si sprigionavano da ogni sorgente luminosa. E poi c¹erano notti, neanche tanto rare, di cecità bianca - il mondo reso invisibile dalla sua luminosità. Traduzione clinica: pressione oculare al di sopra di 40mmHg. Per riassumere, le cose non stavano andando molto bene. Poi qualcuno mi offrì un paio di spinelli. Dolce erba! Quella sera mi preparai la cena e mangiai, poi mi misi a guardare la televisione. Arrivarono i miei aloni tricolori, che rendevano meno interessante guardare la tv. Allora misi un po’ di buona musica, smorzai le luci troppo forti e mi accorsi che mancava qualcosa. Niente aloni. E¹ stato allora che ho avuto, in tutto il suo splendore, l¹esperienza omnidimensionale della lampadina da cartone animato in technicolor. In un istante trascendente le sfere celesti parlavano! Era così semplice. I vecchi messaggi in un nuovo contesto. Fumi una canna e l¹astenopia ti passa La ganja è la cosa giusta per te. Di sicuro fu divertente, ma nello stordimento da medicinali della mattina miotica seguente mi rimproverai quel trasporto precipitoso e ricominciai da zero ad analizzare la mia situazione. Il mio intelletto ben educato e acutamente spassionato non era tenero. , disse il mio emisfero sinistro. Fatti forza, la situazione non è piacevole. Questa povera anima sovraffaticata che non vuole accettare l¹ammasso di orrori di quella che è diventata la ‘vita reale’, mette mano a della marijuana veramente buona. Si fuma un paio di spinelli e si sconvolge un po’. OK abbiamo accertato che non ci sta più con la testa. Nella disperazione ed in assenza di speranze, si immagina che la marijuana gli potrà ‘salvare la vista’. Ma siamo matti? La risposta è ovvia, no? Date queste premesse, chi non vorrebbe credere che qualcosa di mistico, di magico, di misterioso e di proibito lo salverà dal pozzo delle tenebre eterne? L¹idea che un’ erba proibita dalla legge e non disponibile come medicina - una pianta che si fuma per puro piacere, per divertimento – ‘salverà la tua vista’ è strampalata e avventata: una teoria tirata per i capelli, improbabile e patetica, che solo un pazzo potrebbe concepire. Così cominciarono sei mesi di osservazione cinica. Sei mesi disemplici prove e controprove. Alla fine la conclusione è stata ineludibile. Senza la marijuana c¹erano gli aloni e le notti di cecità bianca. Quando fumavo marijuana, non c¹erano aloni. Ne emerge un modello? Potete scommetterci. Se guardavo molto attentamente, in effetti riuscivo ad osservare gli aloni che se ne andavano. Non si poteva sfuggire alle numerose evidenze di un beneficio riproducibile. Così accettai l¹idea che un¹erba illegale e proibita come medicina potesse aiutarmi a non diventare cieco. E adesso? Magari corro a raccontare la rivelazione che ho avuto grazie alla marijuana, e che naturalmente e di potenziale beneficio per milioni di esseri umani con lo stesso tipo di afflizione, al simpatico dottor Ben Fine, prestigioso patologo oculare, veramente una bravissima persona ammodo di mezza età? Si, come no? Ma neanche per idea! E’ un bravo dottore. Mi piace. E’ onesto. Ma non apprezzerebbe le mie notizie. Ci sono di mezzo questioni mediche. E naturalmente legali, di pratiche illecite, o peggio. Se il dottor Fine ne viene a conoscenza ma non va a parlare con la polizia diventa un complice del mio crimine? Un cospiratore? ‘Dottor Canna arrestato!’. La sua carriera rovinata. Ma se non il mio dottore di fiducia, chi allora? Potrei raccontarlo ai burocrati della droga? Ma certo, ‘la marijuana può essere la cosa giusta per te!’. E’ proprio il genere di buona notizia che quegli ostinati fanatici antidroga muoiono dalla voglia di sentire. In questo modo, ben poco sottile, la paura causata dalla proibizione pervade ogni dialogo sull’ impiego medico della marijuana, dividendo i pazienti dai medici, dagli altri pazienti, dal governo. Sei isolato. E’ una cosa da non augurarsi neanche nel momento migliore, nella migliore delle situazioni. Quando poi sei giovane e stai per diventare cieco, l¹impossibilità di condividere delle informazioni così vitali con il medico che ti ha in cura o con altre persone che potrebbero trarne vantaggio diventa assolutamente tremendo. Così iniziò un periodo di obiettivi minimi. Continua a fumare, tieni la bocca chiusa e continui a vederci. La vita è reale. Tutto il resto è politica. Il dottor Fine, benché disorientato dall’ improvviso miglioramento delle mie condizioni, fu molto contento dei risultati. I miei campi visivi in continua erosione si stabilizzarono. La mia lenta discesa nelle tenebre rallentò, poi si arrestò. Mentre il mio glaucoma diventava gestibile dal punto di vista medico, altri aspetti della mia vita cominciavano ad andare a posto. Mi svincolai dall’ assistenza sociale e intrapresi un lavoro part time come insegnante in un college della zona. Anche lasciando da parte gli incontri spiacevoli con la malavita, la marijuana illegale è spaventosamente costosa, assolutamente deregolamentata e non sempre disponibile. Per far fronte all¹incertezza di un rifornimento adeguato, feci quello che tuttora molti malati fanno. Cominciai a coltivare un po’ di marijuana. Nel 1974 provai a far crescere la cannabis in casa, solo per vedere voraci squadroni di acari che consumavano con euforia tutto il mio raccolto. La primavera seguente due piccole piante di marijuana - nate da semi fatti cadere involontariamente l’anno prima - spuntarono tra le travi della mia veranda. Ripiantammo i semi in vaso, ne piantammo qualcun altro in più, e poi rimanemmo a guardare la natura che faceva il resto. Entro la metà dell¹estate ricevemmo la benedizione di splendide piante di marijuana alte un metro e ottanta. Le cose mi stavano andando di lusso. La mia vita era stabile. Avevo un lavoro. Avevo riscoperto il piacere delle piccole cose. Alice era venuta a vivere da me. Di lusso. Quelli furono gli ultimi giorni tranquilli della mia vita. Mentre eravamo in vacanza nell’ Indiana, gli sbirri della narcotici della zona fecero una perquisizione in casa mia e sequestrarono le mie piante di marijuana alte un metro e ottanta. Al ritorno trovai sul tavolo della cucina un certificato con un messaggio scarabocchiato sul retro che mi sollecitava a costituirmi. Allora non potevo saperlo, ma essere arrestato fu quasi la cosa migliore che avrebbe potuto succedermi. Il mio arresto mi ‘salvò la ‘vista’. Quando dissi ai miei avvocati che fumavo marijuana per curare il mio glaucoma, pensarono che fosse un¹affermazione demenziale. Quando si accorsero che non stavo scherzando, smisero di ridere solo per il tempo strettamente necessario per dimostrarglielo. Parlai con Keith Stroup capo della National Organization for the reform of Marijuana Laws. Keith non si mise a ridere. Invece, mi spiegò in modo dettagliato che non avevo speranze. Comunque, mi diede qualche numero di telefono e mi suggerì di provare a chiamare. Così telefonai a vari uffici della burocrazia federale. Inutile dire che rimasi allibito quando almeno tre finanzieri mi dissero senza esitazioni: “Sì, sappiamo che con la marijuana si cura il glaucoma. Abbiamo un sacco di dati che dimostrano...”. Lo sapevano! Lo sapevano e non si erano presi la briga di dirmelo. Lo sapevano, ma non volevano che nessun altro lo sapesse. Ricordate, tutto questo nel 1975, non ieri. Di fronte alla scelta tra esercitare un proibizionismo cinico, radicato ed assoluto di stampo cattolico, o rispondere onestamente all’urgente bisogno di cure da parte di numerosi cittadini malati e in condizioni disperate, i burocrati della droga avevano scelto, naturalmente, la via dell’ inganno per tenere in piedi la truffa istituzionale del cui segreto erano gelosi custodi. Questa è la ragione per cui i burocrati di tutto il mondo sono così amati dai cittadini per cui lavorano. Dimostrare che la marijuana riduce la pressione intraoculare non è difficile. Il governo, il mio governo, era consapevole degli effetti benefici della marijuana sul glaucoma fin dall’ inizio del 1971. La marijuana è un problema politico, non una semplice questione medica. D’ altronde non si fanno grossi profitti coltivando erbe medicinali. I mandarini della medicina che controllano il National Eye Institute (NEI) non volevano essere coinvolti. Anche loro avevano paura. Finanziare una ricerca poteva nuocere. Quando chiesi aiuto il NEI rifiutò di condurre qualsiasi esperimento con la marijuana perché avrei potuto usare quei dati in tribunale. I più importanti specialisti del paese erano politicamente ortodossi e molto contrari alla marijuana. Del resto, dicevano i dottori con aria pensierosa, non potresti comunque fare uso di marijuana. La marijuana fa ‘andare fuori la gente’. E noi tutti sappiamo quale minaccia per la vita possa essere l¹euforia. Alla fine fui sottoposto a due esperimenti medici altamente controllati. Il primo, condotto all’ istituto oculistico Jules Stein della UCLA, richiese la mia incarcerazione in un reparto psichiatrico per tredici giorni di osservazione ininterrotta. Capitai nel bel mezzo di un progetto di ricerca già in corso, che coinvolgeva sei soggetti sottoposti a ricerche ‘di routine’: a costoro veniva somministrato del puro THC sintetico - una copia artificiale del principio chimico della marijuana che maggiormente altera lo stato mentale. I ricercatori dell’ UCLA non si limitarono semplicemente a confermare che la marijuana riduceva la mia pressione intraoculare. Scoprirono che la mia malattia non poteva essere curata usando le medicine convenzionali contro il glaucoma. Ridotto ad usare solo quei farmaci sarei diventato cieco, proprio come il dottor Fine aveva predetto. Provarono su di me il THC sintetico (marinol). Che farmaco scadente, risibile! Lo stato di euforia provoca ansia. Gli effetti terapeutici, quando ce ne sono, sono minimi, transitori, imprevedibili. Ma il THC viene somministrato in pillole. I burocrati, i ricercatori ed i dottori sanno come rapportarsi alle pillole. Inoltre sappiamo tutti che così non dovresti fumare. Alla fine la UCLA stabilì che la marijuana non soltanto era benefica: era cruciale affinché io potessi continuare a vedere. Ok, è dimostrato. Andiamo in tribunale. Ero pronto, ma i miei ansiosi avvocati cospirarono con un dottor Fine ancora più oppresso dall’ansia di loro per costringermi ad un secondo esame di verifica. Alle Idi di marzo del 1976, un secondo esperimento molto meno divertente fu condotto all’ istituto oculistico Wilmer, dalla John Hopkins University dove passai sei dei giorni più penosi della mia esistenza. I medici del Wilmer avevano ricevuto dal dottor Fine precise istruzioni perché si trovasse una soluzione convenzionale. Lui non voleva testimoniare in tribunale. Allora riversarono su di me ogni farmaco per il glaucoma che figurasse nel catalogo. Aggirandomi per la biblioteca medica, fui allarmato dalla quantità degli effetti collaterali che risultano comunissimi tra i consumatori cronici di medicinali contro il glaucoma. Un breve elenco includeva cateratta, calcoli renali, ulcera gastrica, esantema, febbre, stati confusionali, improvvisi sbalzi d¹umore, ipertensione, insufficienza renale, respiratoria e cardiaca, e infine la morte. I medici dell’ istituto oculistico Wilmer, nonostante la loro gioia apparentemente perversa all’ espormi agli effetti di farmaci altamente tossici, non erano in grado di fare una valutazione sulla marijuana. Non c’ erano permessi da parte del governo. Nessuna concessione. In mezzo a tanta meschinità, accadde un fatto curiosissimo. Feci conoscenza con il mio compagno di stanza, un operaio di cinquantatré anni della West Virginia che si chiamava Vince. Ci eravamo appena incontrati, ci eravamo a mala pena scambiati i saluti, che Vince chiese: “Hai mai provato della buona marijuana?”. Se sono rimasto sbalordito? Potete scommettere. Pare che il vecchio Vince si fosse preso un momento di pausa con un paio di suoi compagni del turno di notte e avesse fumato erba per la prima volta in vita sua. Tombola. Vince si era accorto che i suoi aloni andavano via. “Se mi potessi procurare abbastanza marijuana, quanto è vero Iddio non sarei qui”, disse Vince in tono convincente. Due giorni dopo vidi gli infermieri che portavano Vince, sul lettino a rotelle, alla criochirurgia: un procedimento spaventoso, doloroso, in cui si fa congelare, si uccide una parte dell’ occhio nello sforzo di far ridurre la pressione oculare. Quella notte Vince gemette, in agonia; le dita dei piedi gli si torcevano per il tormento. Dopo aver lasciato il Wilmer mi tenni informato delle condizioni di Vince per un bel po’ di tempo. L’ intervento chirurgico che l’ aveva mutilato non gli aveva giovato. Alla fine impossibilitato ‘a procurarsi abbastanza marijuana’ Vince divenne cieco. Avevo fatto quasi quattro anni di terapia contro il glaucoma, e Vince era il primo malato di glaucoma che avessi incontrato. E Vince sapeva! Quanti altri sapevano? Alla fine del loro tormento farmaceutico, i dottori del Wilmer ammisero con riluttanza il loro insuccesso. La diagnosi della UCLA era corretta: in assenza di marijuana, la mia pressione oculare era al di là della possibilità di controllo medico. Ignorando i dati dell’ UCLA sulla marijuana, i chirurghi del Wilmer raccomandarono un immediato intervento chirurgico. Che novità! Senza marijuana sarei diventato cieco. Tutti erano d’ accordo su questo. I medici del Wilmer, nel loro zelo di eludere questo fatto, avevano raccomandato un procedimento chirurgico che - il dottor Fine lo sapeva - mi avrebbe portato alla cecità. Alla fine acconsentì a testimoniare in mia difesa. Chiamò in causa l’ argomento più importante: date le premesse, sarebbe stato contrario all’ etica di un medico proibirmi l’ uso della marijuana. Il resto, come si suol dire, è storia. Riassumendo in breve: Nel maggio del 1976 feci richiesta agli uffici federali competenti per ottenere immediata disponibilità di marijuana dal governo; In luglio, al mio processo, invocammo l¹attenuante legale - mai sperimentata prima- della ‘necessità medica’. Essenzialmente un semplice ragionamento: qualsiasi cristiano sano di mente,che sta per diventare cieco, violerebbe la legge pur di salvare la propria vista; Nel novembre del 1976 i burocrati cedettero. Consegnarono un barattolo con trecento sigarette di marijuana già rollate al mio nuovo dottore, John Merrit della Howard University. In questo modo diventai il primo americano ad avere ottenuto l¹autorizzazione a fare uso di marijuana legale, sotto supervisione medica; Nello stesso mese, la Corte Suprema del District of Columbia sentenziò che l’ uso di marijuana da parte mia non era un crimine, ma un fatto di ‘necessità medica’. Fu il primo caso in cui l’ enunciazione dell’ attenuante della ‘necessità medica’ ebbe buon esito nella storia del diritto consuetudinario inglese. Per tutto il primo anno non potei fumare tranquillamente. Anzi, quel primo anno si trasformò in uno scontro continuo. Parlo sul serio. I burocrati cercarono di dare un giro di vite. Molto sgradevole. Il diffondersi della notizia aveva sconvolto i burocrati: altri pazienti ora aspettavano aiuto. All’inizio del 1978, i funzionari federali si trovarono con le spalle al muro, presero di petto la questione e troncarono i miei rifornimenti legali. Controbattei citandoli in giudizio. Ventiquattro ore dopo che la causa era stata registrata, pervenimmo ad un accordo informale che è tuttora in vigore. Questo accordo mi assicura una disponibilità di marijuana adeguata dal punto di vista medico (e non per ricerca) per soddisfare le mie legittime necessità terapeutiche.

2 Comments:

Blogger Ciunciun said...

Ben tornato a scrivere...
Ti stavamo aspettando!

lun apr 24, 09:09:00 AM 2006  
Anonymous vincenzo said...

Ben tornato.

lun apr 24, 11:30:00 AM 2006  

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